Il 16 aprile 2026 ho avuto il piacere di essere a Sessa Cilento per un appuntamento che parlava una lingua che conosco bene: quella delle mani, della farina e delle tradizioni che passano da una generazione all’altra.
Sono stato infatti uno dei protagonisti di Cilento Food Lab – Masterclass sulla Dieta Mediterranea, un percorso nato per raccontare la Dieta Mediterranea non soltanto attraverso le parole, ma mettendo letteralmente le mani in pasta.
E secondo voi a me quale argomento poteva capitare?
“La pasta fatta in casa: gesti e riti nel grano – manualità e tradizione della pasta fresca”.
PaPam!
Già il titolo per me racconta tutto.
Perché preparare la pasta fresca non significa semplicemente mescolare acqua e farina. Dietro un impasto ci sono gesti, memoria, pazienza e manualità. Ci sono movimenti che abbiamo visto fare centinaia di volte alle nostre nonne e alle nostre mamme e che, quasi senza rendercene conto, sono arrivati fino alle nostre mani.
Ed è proprio questo che ho cercato di condividere durante la mia masterclass.
Non una semplice lezione di cucina, ma un momento nel quale raccontare quanto possa esserci di prezioso dietro un gesto apparentemente semplice come impastare, stendere e dare forma alla pasta.
Il Cilento, poi, era il posto perfetto per farlo.
Il progetto Cilento Food Lab nasce infatti per riscoprire la Dieta Mediterranea attraverso la pratica, la cultura e il racconto del territorio, mettendo insieme saperi antichi e conoscenze contemporanee. Le masterclass hanno coinvolto direttamente i partecipanti e hanno affrontato temi che vanno dalla panificazione alla pasta fresca, dai legumi alla biodiversità vegetale, fino al pesce azzurro, all’olio extravergine, al vino e ai dolci della tradizione.
E questa idea mi appartiene profondamente.
Io ho cominciato ad avvicinarmi ai fornelli da bambino, guardando e imparando dalla cucina di mia nonna. Ancora oggi, quando preparo certe ricette, mi accorgo che insieme agli ingredienti vengono fuori ricordi, profumi e piccoli gesti che pensavo di aver dimenticato.
Per questo credo che insegnare a qualcuno a fare la pasta significhi anche consegnargli un pezzetto della nostra storia.
La farina si può pesare. L’acqua pure.
La memoria no. Quella va a sentimento.
Ed è stato bellissimo poter condividere tutto questo con chi ha partecipato alla masterclass, sporcandoci le mani di farina e riscoprendo insieme quanto sia ancora viva una tradizione che appartiene alla nostra terra e alla nostra cultura.
Sono tornato a casa ancora più convinto di una cosa: possiamo inventare, sperimentare e guardare avanti quanto vogliamo, ma dobbiamo continuare a conoscere e custodire i gesti di chi è venuto prima di noi.
Perché quando acqua, farina, mani e memoria si incontrano…
PaPam.
È na poesia.
